Resident Evil, il ritorno del classicone dei videogame sul grande schermo – La maledizione degli adattamenti da videogioco ha forse finalmente trovato il suo avversario più credibile. Resident Evil di Zach Cregger è nelle sale italiane dal 17 settembre 2026, distribuito da Sony Pictures, e le prime reazioni della critica internazionale parlano chiaro: qualcosa di diverso da tutto quello che è venuto prima.
Novantaquattro minuti, ottanta milioni di budget, una storia completamente originale che non deve niente ai sei film di Paul W.S. Anderson e poco anche al reboot del 2021 di Johannes Roberts. Un reset radicale, affidato a uno dei registi horror più interessanti del momento.
Chi è Zach Cregger e perché è la scelta giusta
Zach Cregger non è un nome che il grande pubblico generalista conosce bene, ma nel mondo dell’horror è diventato un punto di riferimento preciso. Il suo Barbarian (2022) aveva già dimostrato una capacità rara: costruire tensione su più livelli, spiazzare lo spettatore con colpi di scena che riscrivono le premesse della storia senza tradirle, mescolare orrore autentico e humour nero senza che i due elementi si elidano a vicenda. Weapons (2025) aveva confermato la traiettoria con un film visionario che era stato un enorme richiamo per il pubblico di curiosi e di appassionati.
La scelta di affidare a lui il rilancio di una delle saghe horror più longeve e più maltrattate del cinema non è casuale. Sony Pictures ha compreso che Resident Evil aveva bisogno di un autore, non di un esecutore. Cregger ha accettato a condizione di poter scrivere personalmente la sceneggiatura — l’ha firmata insieme a Shay Hatten — e di raccontare una storia nuova, non un adattamento di episodi già noti ai fan dei giochi. “Non andrò a riscrivere la storia di Leon perché quella la conoscete già dai giochi – ha dichiarato il regista e autore – seguirò invece le regole dell’universo, rispetterò la — incluse Umbrella Corporation e la polizia di Raccoon City ma la storia che voglio raccontare è completamente diversa”.
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La trama: Bryan, il corriere che non avrebbe dovuto fermarsi
Al centro del film c’è Bryan, corriere sanitario interpretato da Austin Abrams, incaricato di una consegna notturna all’ospedale di Raccoon City. La strada è isolata, è inverno, sta nevicando. Bryan investe una donna che si trova nel mezzo della carreggiata — lei sembra non stare troppo male, ma il suo comportamento è bizzarro. Dopo l’urto scappa e sparisce tra gli alberi. Bryan non sa ancora che ha appena incrociato i primi segnali di un’epidemia che sta per trasformare Raccoon City in un inferno.
Da quel momento in poi è una corsa senza sosta attraverso una notte che collassa su se stessa. Il film non è un racconto corale: è la storia di un uomo solo, del tutto impreparato e forse anche inadeguato – nel senso eroico del termine – che cerca di sopravvivere mentre intorno a lui la realtà si disgrega. È una scelta precisa che avvicina quanto più possibile il film all’esperienza di gioco — dove il personaggio controllato dal giocatore ha risorse limitate, salute che si esaurisce, pochi proiettili — piuttosto che all’estetica action-movie della saga Anderson, in cui Alice era una supersoldato praticamente imbattibile.
Cregger ha dichiarato di essersi ispirato a una sensazione precisa: “C’è un momento che si presenta in quasi tutti i giochi di Resident Evil in cui ti ritrovi in un passaggio buio, la tua salute è quasi a zero e non c’è via di scampo. Devi attraversarlo, ma sai che nell’oscurità c’è qualcosa di terribile. Quello è il brivido che volevo portare sullo schermo.” Le riprese si sono svolte a ottobre 2025 a Praga, con Dariusz Wolski alla fotografia — lo stesso direttore della fotografia di molti film di Ridley Scott, da Prometheus a The Martian.
Il cast: Austin Abrams e i comprimari
Austin Abrams — già visto in Euphoria, The Walking Dead e, soprattutto, in Weapons di Cregger — è il protagonista assoluto. La sua scelta è significativa: Abrams non è il tipico eroe muscolare del cinema d’azione, ma un attore capace di trasmettere paura e goffaggine con precisione comica. I primi spettatori del film hanno sottolineato proprio il suo timing: le sue reazioni alle creature, i suoi tentativi di risposta verbale (“Stupidi… maledetti… mostri” è già un meme virale), contribuiscono a creare un protagonista con cui è facile identificarsi proprio perché non è equipaggiato per quello che sta vivendo.
Il cast di supporto è costruito con intelligenza. Paul Walter Hauser — già candidato agli Emmy per Black Bird, memorabile anche in un ruolo comedy in Una pallottola spuntata — porta la sua capacità di muoversi tra commedia e dramma. Zach Cherry, noto ai fan di Scissione per il ruolo di Dylan George, è un veterano delle produzioni di genere. Kali Reis — boxeur professionista e attrice, apparsa in True Detective: Night Country — completa il quartetto principale. Il personaggio di Johnno Wilson figura tra i comprimari.
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Cosa c’entra con i videogiochi: la saga spiegata
Per chi non ha familiarità con la saga, un punto fermo: Resident Evil è uno dei franchise videoludici più longevi e redditizi della storia, nato nel 1996 dalla casa giapponese Capcom. Dodici titoli principali, oltre 170 milioni di copie vendute. Il primo gioco — ambientato in una villa isolata piena di zombie e creature mutate — aveva codificato un genere intero: il survival horror, in cui la sopravvivenza dipende dalla gestione oculata delle risorse più che dalla potenza di fuoco.
I film precedenti si dividono in due capitoli. Il primo è la saga di Paul W.S. Anderson (dal 2002 al 2016), sei pellicole con Milla Jovovich nel ruolo della protagonista Alice — personaggio creato per il cinema, non presente nei giochi — che progressivamente si allontanavano dall’horror per diventare film d’azione puri. La saga ha incassato oltre un miliardo e mezzo di dollari in tutto il mondo, ma è stata sempre guardata con sospetto dai fan dei videogiochi.
Il secondo capitolo è Welcome to Raccoon City (2021) di Johannes Roberts, tentativo di reboot fedele ai giochi originali che è naufragato sia dal punto di vista della critica che degli incassi al botteghino.
Il film di Cregger si presenta come secondo reboot e ottavo capitolo cinematografico complessivo. L’ambientazione a Raccoon City e la presenza di elementi iconici della mitologia — l’Umbrella Corporation, il Raccoon City Police Department — lo radicano nell’universo dei giochi. Ma la storia è completamente nuova, con personaggi inediti. È un approccio simile a quello dei migliori adattamenti recenti di videogiochi: come The Last of Us su HBO, che ha espanso il mondo del gioco senza limitarsi a riproducirne la trama.
Le creature e lo stile visivo
I recensori che hanno visto il film in anteprima al Fantastic Fest di Austin (17 settembre) hanno descritto le creature come qualcosa che va ben oltre il classico zombie da film di Resident Evil. Cregger ha citato La Cosa di John Carpenter come riferimento — e la critica ha colto il richiamo — ma anche elementi di Society (1989) di Brian Yuzna, con i suoi grovigli di corpi e la sua visione dell’horror come metafora sociale, e una sequenza che richiama Alien nella gestione di un fluido corporeo particolarmente aggressivo. Gli effetti pratici sono stati privilegiati rispetto al CGI, scelta che si vede sullo schermo.
La fotografia di Dariusz Wolski — neve, notte, Raccoon City trasformata in una Praga invernale e un po’ lugubre — contribuisce a un’estetica cupa e claustrofobica che i fan dei giochi hanno già definito la più fedele all’atmosfera dei titoli originali tra tutti gli adattamenti cinematografici. Il film dura novantaquattro minuti: una scelta controcorrente in un’epoca di blockbuster che superano le due ore, ma coerente con il ritmo del survival horror, dove l’economia narrativa è tutto.
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La critica: un adattamento che funziona
Rotten Tomatoes raccoglie i consensi della critica internazionale in termini entusiastici: il film viene descritto come “un tributo propulsivo al piacere e al terrore di giocare a un videogioco davvero spaventoso”, con Austin Abrams che fornisce “un ritmo comico che regge la tensione”. Un critico lo ha definito “forse il più grande spettacolo horror a base di tentacoli di tutti i tempi”.
Qualcuno ha sollevato l’unico difetto ricorrente nelle recensioni di Cregger: la tendenza a usare il mostro come battuta finale, che a volte smonta la tensione invece di ampliarla. Ma la valutazione complessiva è quella di un film che ha spezzato la maledizione del genere — adattamenti da videogioco che deludono sia i fan del gioco che il pubblico generalista — e ha fatto entrambe le cose bene.
Resident Evil è al cinema in Italia dal 17 settembre. Il trailer ufficiale è disponibile su YouTube.

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