HomeNewsBob Mackie, ci lascia il costumista che trasformò le star in icone

Bob Mackie, ci lascia il costumista che trasformò le star in icone

La scomparsa di Bob Mackie, aveva 87 anni. Dalla veste di Marilyn Monroe agli abiti di Cher, Diana Ross ed Elton John, ha costruito oltre sessant’anni di spettacolo attraverso paillettes, ironia e libertà.

Bob Mackie aveva un talento raro: “Vedo una stella e la rendo una superstar, capace di ammaliare con un solo gesto. Un vestito, un dettaglio può rendere l’immagine di un artista qualcosa di davvero immortale. Io mi limito a incorniciare capolavori”.

Così lo stilista descriveva il suo lavoro in una intervista di non molto tempo fa a Variety. E decine sono le stelle che ha vestito che potrebbero testimoniare quanto questo suo talento fosse davvero incredibile.

Bob Mackie, una vita al servizio del pop

Bob Mackie è morto lunedì 14 settembre in un ospedale di Palm Springs, in California. Aveva 87 anni; la causa della morte è stata una polmonite, come confermato dal suo staff. Il costumista americano lascia un archivio che coincide con una parte decisiva della storia dello spettacolo: televisione, cinema, concerti, Oscar, Broadway, perfino alcune delle creazioni più famose firmate per Barbie.

Definirlo stilista delle star è corretto ma incompleto. Mackie non si limitava a vestire un corpo: costruiva il personaggio che il pubblico avrebbe ricordato. Le sue creazioni erano riconoscibili per cristalli, piume, paillettes, trasparenze e colori teatrali, ma dietro l’eccesso visivo c’erano tecnica, disegno e una comprensione precisa del movimento scenico.

Dagli studi di Hollywood alla televisione

Nato nel 1939 a Monterey Park, in California, Bon Mackie iniziò come disegnatore negli studi Paramount. Lavorò accanto a maestri come Jean Louis ed Edith Head e contribuì allo schizzo del celebre abito trasparente indossato da Marilyn Monroe nel 1962 per cantare Happy Birthday al presidente John F. Kennedy. Quel vestito sarebbe diventato uno degli oggetti più riconoscibili della cultura pop americana.

Fu però la televisione a dargli un’identità pubblica. Dal 1967 seguì The Carol Burnett Show e per undici stagioni creò decine di costumi alla settimana. Poteva passare dall’eleganza classica alla parodia nel giro di uno sketch. Il celebre vestito ricavato da una tenda, completo di bastone appoggiato sulle spalle, trasformò la parodia di Via col vento in una scena entrata nella storia della TV e oggi conservata allo Smithsonian.

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Bob Mackie, Marilyn Monroe
Il famoso vestito con il quale Marilyn Monroe cantò Happy Birthday a Kennedy – Credits Hollywood Archive (SOM)

Bob Mackie, Cher e la nascita di un’immagine

Il suo rapporto con Cher resta il centro della sua carriera. Mackie comprese che il corpo longilineo e statuario della cantante, la sua sicurezza e la sua capacità di sfidare le convenzioni potevano diventare un linguaggio. Gli abiti trasparenti, i copricapi monumentali e le silhouette ricoperte di cristalli non nascondevano la cantante: amplificavano la sua presenza.

Tra i look più famosi ci sono l’abito piumato e trasparente del Met Gala del 1974 e la creazione indossata agli Oscar del 1986, scelta anche come risposta ironica al mancato riconoscimento dell’Academy per Mask. Con Mackie, Cher non seguiva la moda: entrava in scena come una figura autonoma, impossibile da confondere con chiunque altra.

Da Diana Ross a Elton John

L’elenco degli artisti vestiti da Mackie attraversa generazioni e generi: Diana Ross, Tina Turner, Barbra Streisand, Liza Minnelli, Bette Midler, Madonna, RuPaul, Pink ed Elton John. Proprio per John realizzò anche il celebre costume dei Los Angeles Dodgers, coperto di cristalli, indossato nel 1975 per il leggendario concerto al Dodger Stadium.

Negli ultimi anni il suo archivio si è concentrato sulle star di nuova generazione. E dunque Miley Cyrus, Zendaya, Sabrina Carpenter e Taylor Swift che hanno recuperato creazioni originali o si sono misurate con alcune innovazioni della sua estetica. Non è stata una semplice operazione nostalgica: il lavoro di Mackie anticipava il modo contemporaneo in cui un abito diventa immagine virale, racconto e dichiarazione identitaria.

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Bob Mackie e Cher
Bob Mackie al fianco di Cher che indossa uno dei suoi famosi vestiti trasparenti – Credits Hollywood Archive (SOM)

Premi cinema Broadway e Barbie

Mackie vinse nove Emmy e ricevette più di trenta candidature. Fu candidato tre volte all’Oscar per Lady Sings the Blues, Funny Lady e Pennies from Heaven. Nel 2002 entrò nella Television Hall of Fame. Il Tony arrivò nel 2019 per i costumi di The Cher Show, musical per il quale realizzò centinaia di creazioni ripercorrendo decenni di trasformazioni artistiche.

Dal 1990 disegnò anche collezioni per Barbie. Era un incontro naturale: la bambola offriva lo spazio ideale per portare la fantasia oltre i limiti pratici del guardaroba. La Goddess of the Sun Barbie del 1995 indossava un abito cucito con migliaia di paillettes, miniatura perfetta dell’universo Mackie.

L’ironia dietro lo scintillio

Mackie era stato soprannominato Sultan of Sequins, il sultano dei lustrini. Ma il suo lavoro non si riduceva certo solo a una spolverata di glitter, concetto che perderebbe la componente più intelligente del suo lavoro. Sapeva usare l’esagerazione con ironia, adattandola alla personalità dell’interprete e al contesto. Un costume poteva rendere Cher più inaccessibile, Carol Burnett più comica o Elton John ancora più spettacolare, senza cancellare nessuno dei tre dietro il vestito.

La moda gli rimproverò a volte di essere troppo hollywoodiano e troppo incline al glam e  all’intrattenimento. Mackie non sembrò mai soffrirne davvero. La sua idea di abito nasceva per essere vista sotto le luci, da lontano, mentre una persona cantava, ballava o faceva ridere. Era costume nel significato più pieno: parte della performance.

Il ricordo delle stelle

Dopo la notizia della morte sono arrivati i messaggi di cordoglio di Cher, Elton John, Barbra Streisand, Bette Midler e di molti altri artisti. I ricordi insistono non soltanto sull’inventiva, ma anche sull’umiltà e sul senso dell’umorismo. È un dettaglio coerente con un uomo che costruiva immagini smisurate restando quasi sempre dietro le quinte.

Bob Mackie ha dimostrato che l’eleganza non deve necessariamente essere discreta e che l’eccesso può diventare precisione. Le sue opere continueranno a riapparire sui palchi, nei musei e negli archivi delle star. Ogni volta ricorderanno la stessa idea: nello spettacolo un vestito non accompagna semplicemente un personaggio. Qualche volta lo rende immortale.

 

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