Bad Bunny a Milano – Quasi 80mila persone, per l’esattezza 78.500 secondo gli organizzatori, hanno riempito venerdì 17 luglio l’Ippodromo Snai La Maura di Milano per la prima delle due date italiane di Bad Bunny, unica tappa nel nostro Paese del ‘DeBÍ TiRAR MáS FOToS World Tour’. Sul palco, per due ore e mezza suddivise in tre atti, Benito Antonio Martínez Ocasio – al secolo Bad Bunny una delle celebrità più globali e di maggior successo degli ultimi anni – ha portato in scena non solo la propria musica, ma un intero racconto di identità e appartenenza, trasformando l’Ippodromo in una gigantesca festa collettiva a tinte portoricane.
Sono passati alcuni anni, ma nemmeno poi tanti, da quando Bad Bunny era arrivato al festival LatinoAmericano come il re della trap king latina: era il 2018. Ad attenderlo oltre non più di mille persone: ma nel frattempo cui sono stati i Grammy, il Superbowl, le collaborazioni globali. E se otto anni fa ad accoglierlo era una comunità latina molto calda e appassionata. Stavolta la stragrande maggioranza dei fan che lo attendono sono italiani, arrivati da ogni parte del paese. Ma anche moltissime presenze da Croazia, Slovenia, Grecia, Turchia, Malta.
Da cassiere di supermercato a icona pop globale
Prima dei record, dei Grammy e dei riflettori, Bad Bunny ‘era un ragazzo di Vega Baja, Porto Rico, che nel 2016 lavorava come cassiere in un supermercato vicino casa e caricava canzoni su SoundCloud nei momenti liberi.
Da lì la sua musica ha iniziato a circolare prima per le strade dell’isola, poi negli Stati Uniti e infine nel resto del mondo, fino a farne una delle popstar più influenti del pianeta. È stato il primo artista latino a vincere un Grammy per l’album dell’anno, il primo musicista a guidare l’Halftime Show del Super Bowl con brani in lingua spagnola. Un percorso che, come ha ricordato più volte durante lo show milanese, non ha richiesto di cambiare lingua o identità per conquistare il mondo: è stato il mondo, semmai, a imparare la sua.
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Lo show in tre atti: dalla Casita al gran finale
Il concerto si è aperto puntualmente poco dopo le 20, con Bad Bunny che è salito sul palco da una pedana mobile con un elegante completo color crema, richiamando le tinte tipiche di Porto Rico. Il primo atto ha messo in fila i brani più recenti e i grandi successi della carriera, da ‘LA MuDANZA’ a ‘Callaíta’, fino a ‘BAILE INoLVIDABLE’ e ‘NUEVAYoL’.
Il secondo atto si è invece sviluppato interamente attorno alla Casita, la riproduzione di una tipica abitazione portoricana dalle mura rosa diventata il simbolo visivo del tour ma anche un punto di riferimento di aggregazione che il tour vuole essere. Da qui sono arrivati brani come ‘Titì me preguntó’, ‘Neverita’ e ‘Yo perreo sola’, fino a ‘Soliá’, il brano a sorpresa che cambia a ogni tappa del tour e che a Milano ha raccontato la storia di una donna che si riprende la propria libertà dopo una relazione tossica. Il terzo e ultimo atto ha chiuso la serata con alcuni dei titoli più noti al grande pubblico, da ‘DÁKITI’ a ‘Yonaguni’, fino a ‘DtMF’ ed ‘EoO’.
Ad accompagnare Bad Bunny sul palco, Los Sobrinos, orchestra portoricana di salsa composta da tredici musicisti under 25 guidati da ‘Big’ Jay Anthony Núñez e dal direttore Julito Gastón, mentre ad aprire la serata è stata la band portoricana Chuwi, fortemente voluta dallo stesso artista come opening act per tutte le date europee del tour.
L’omaggio all’Italia: ‘Volare’ e il legame con il pubblico
Tra i momenti più emozionanti della serata, l’omaggio alla musica italiana con ‘Nel blu, dipinto di blu’ di Domenico Modugno, universalmente conosciuta come ‘Volare’: un tributo che ha strappato uno dei boati più potenti della serata, in un concerto in cui l’artista si è più volte rivolto al pubblico in spagnolo, scusandosi di non poter ancora comunicare in italiano (‘lo sto imparando, ho bisogno di qualcuno che mi dia lezioni’), ma ricordando che per una notte, a prescindere dalla lingua, tutti i presenti erano ‘portoricani’. Un concetto ribadito anche nel finale, quando ha ringraziato il pubblico per averlo accolto ‘con la mia cultura, la mia bandiera e la mia musica’.

La Casita, simbolo del tour finito anche in tribunale
Proprio la Casita, diventata l’elemento scenografico più riconoscibile del ‘DeBÍ TiRAR MáS FOToS World Tour’, è finita al centro di una causa legale intentata dal proprietario dell’abitazione portoricana originale a cui la scenografia si ispira, che accusa la produzione di averne utilizzato l’immagine senza autorizzazione. Una polemica che non ha comunque scalfito il valore simbolico della struttura, che nelle diverse tappe europee del tour ha già ospitato apparizioni di volti noti: a Madrid, tra gli altri, vi sono saliti Chiara Ferragni e Carlos Alcaraz.
Le polemiche sull’Ippdromo La Maura: una location che continua a dividere
Il grande numero di spettatori e il successo di pubblico non hanno spento le critiche, ormai ricorrenti, sulla scelta dell’Ippodromo Snai La Maura come sede dei grandi concerti milanesi. Anche in occasione delle date di Bad Bunny sono tornate le stesse lamentele che avevano accompagnato altri show ospitati dalla struttura nel corso dell’estate: visibilità ridotta nei settori più lontani dal palco, con gran parte del pubblico posizionato più in basso rispetto all’area premium sotto il palco, e la necessità di affidarsi ai maxi schermi per seguire lo spettacolo dalle zone periferiche del prato.
Non è un problema isolato legato a un singolo artista o a un singolo organizzatore: le stesse criticità erano già emerse dopo il concerto di Cesare Cremonini alla Maura, con residenti e rappresentanti del territorio che avevano segnalato problemi di traffico, parcheggio selvaggio e gestione dei flussi di pubblico nell’area circostante l’impianto. Il fatto che le stesse polemiche si ripresentino a distanza di eventi diversi, con organizzatori diversi e artisti diversi, suggerisce che il problema non riguardi la singola produzione quanto la struttura in sé: un impianto che, nonostante gli ampi spazi disponibili e la capacità di ospitare produzioni scenografiche imponenti, resta pensato più per gli ippodromi che per concerti da 80mila persone, con una viabilità e una gestione dei deflussi che faticano a reggere l’urto di eventi di questa portata.
A rendere ancora più delicata la gestione delle due date milanesi ci si è messo anche il caos legato ai biglietti: dopo il sold out immediato della prima serata, gli organizzatori hanno introdotto una nuova tribuna, ‘Los Vecinos’, posizionata dietro il palco principale, andata esaurita in pochi minuti e accompagnata da polemiche sulla riconfigurazione di alcuni settori del prato senza preavviso. Nel vuoto lasciato dai circuiti ufficiali è esploso inevitabilmente il mercato secondario, con biglietti rivenduti a cifre anche triple rispetto al valore nominale e diversi casi di truffe online segnalati nei giorni precedenti al concerto.
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Un doppio sold out da record
Le due date milanesi rappresentano comunque un traguardo significativo per il mercato dei concerti in Italia: oltre 157mila biglietti venduti in meno di quattro ore di prevendita per i due show, con Milano che si conferma l’unica tappa italiana del tour europeo dell’artista portoricano. Un risultato che conferma la centralità sempre maggiore della musica latina nel panorama live internazionale, un genere che per anni è stato considerato poco più che un fenomeno da tormentone estivo e che artisti come Bad Bunny hanno saputo trasformare in un linguaggio pop globale, capace di riempire stadi e ippodromi restando fedele alle proprie radici culturali.
Questa sera, sabato 18 luglio, è in programma la seconda e ultima data italiana del tour.
La scaletta di Bad Bunny all’Ippodromo La Maura di Milano
La MuDANZA
Callaíta (Salsa Version)
Nel blu dipinto di blu
PIToRRO DE COCO
WELTiTA (feat. Chuwi)
TURiSTA
BAILE INoLVIDABLE
NUEVAYoL
VeLDÁ
Tití me preguntó
Neverita
Si veo a tu mamá
VOY A LLeVARTE PA PR
Me porto bonito
No me conoce
Bichiyal
Yo perreo sola
Efecto
Safaera
Diles
MONACO
Solía
CAFé CON RON
Ábreme paso
Ojitos lindos
La canción
DÁKITI
El apagón
DtMF
EoO

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