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Katy Perry contro la Casa Bianca: “Firework” usata in un video sugli attacchi militari in Iran

Katy Perry si dice "profondamente sconvolta" dopo che l'account TikTok della Casa Bianca ha usato "Firework" come colonna sonora di un video sugli attacchi missilistici statunitensi contro obiettivi in Iran. La cantante non ha autorizzato l'uso del brano e denuncia il tradimento del messaggio originale della canzone. Il caso si aggiunge a una lunga serie di episodi simili che ha coinvolto Olivia Rodrigo, Sabrina Carpenter, Kenny Loggins, Jess Glynne, i MGMT e i White Stripes, negli ultimi mesi sempre più spesso bersaglio dell'uso non autorizzato dei propri brani da parte dei canali social dell'amministrazione Trump.

Katy Perry è l’ultima popstar a scontrarsi pubblicamente con la Casa Bianca per l’uso non autorizzato della propria musica.

Sabato l’artista ha reagito con rabbia dopo aver scoperto che l’account TikTok ufficiale dell’amministrazione Trump aveva utilizzato “Firework”, uno dei suoi brani più celebri e identitari, come colonna sonora di un video che mostrava immagini di attacchi militari statunitensi. La vicenda si inserisce in una serie ormai lunga di episodi simili, che negli ultimi mesi ha coinvolto diversi grandi nomi della musica pop e rock.

Il video e la reazione di Katy Perry

Il video incriminato, pubblicato due giorni prima della protesta della cantante, dura appena nove secondi e mostra immagini “non classificate” di missili statunitensi che colpiscono obiettivi portuali in Iran, mentre in sottofondo scorre il ritornello di “Firework” (“Boom, boom, boom / Even brighter than the moon”).

La didascalia del post recitava “Iran has been warned”, l’Iran è stato avvertito. Perry ha scritto sui social di essere “profondamente sconvolta e arrabbiata” nel vedere il proprio brano trasformato in colonna sonora di un’operazione militare, sottolineando di non aver mai dato la propria autorizzazione né di essere stata contattata in alcun modo.

Katy Perry, che è anche autrice del testo del brano, ha aggiunto di aver scritto quella canzone come un inno di speranza, guarigione e forza interiore per chi attraversa i momenti più difficili della propria vita, e che vedere quel messaggio di autostima trasformato in accompagnamento a immagini di distruzione rappresenta una violazione completa di ciò che il brano rappresenta per lei. Il brano era stato composto dalla cantante nel 2010 in un primo momento di crisi nel suo matrimonio con l’attore Russell Brand da cui si sarebbe separata qualche mese più tardi.

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Un copione già visto: da Rodrigo a Carpenter

Katy Perry non è la prima a prendere le distanze dall’atteggiamento sempre molto disinvolto dal punto di vista dei social e della comunicazione del presidente Trump. E difficilmente sarà l’ultima. Negli ultimi mesi si è consolidato uno schema preciso: l’account social della Casa Bianca utilizza brani di popstar dichiaratamente critiche verso l’amministrazione per accompagnare contenuti divisivi, spesso legati alle politiche migratorie o, come in questo caso, alle operazioni militari.

Lo scorso autunno anche Olivia Rodrigo aveva reagito duramente dopo che il Dipartimento della Sicurezza Interna aveva usato “All-American Bitch” in un video che invitava gli immigrati senza documenti all’autodeportazione, definendo l’accostamento propaganda razzista e piena di odio. In un’intervista successiva la cantante ha raccontato di essersi sentita “furiosa” nello scoprire quell’uso del suo brano, definendo “barbare e crudeli” le politiche promosse in quel video.

Poche settimane dopo era toccato a Sabrina Carpenter, il cui brano “Juno” era stato utilizzato per accompagnare immagini di agenti dell’ICE che fermavano e ammanettavano persone durante un’operazione: la cantante ha definito il video “malvagio e disgustoso”, chiedendo che il proprio nome non venisse più associato a quella che ha definito un’agenda disumana.

Anche in quel caso la Casa Bianca non si è scusata: la portavoce ha replicato pubblicamente con toni sprezzanti, difendendo le politiche di espulsione. Alla lista si sono aggiunti altri nomi: la cantante Jess Glynne, la band MGMT — che ha inviato una richiesta formale di rimozione per l’uso non autorizzato del brano “Little Dark Age” — e il veterano Kenny Loggins, che ha definito non autorizzato l’impiego della sua “Danger Zone” in un video che ritraeva Trump sorvolare in aereo un corteo di manifestanti.

Il precedente dei White Stripes e una strategia che si ripete

Il caso più eclatante, in ordine di tempo, resta forse quello dei White Stripes: già a inizio mese l’account TikTok della Casa Bianca aveva usato la loro celeberrima “Seven Nation Army” — scritta da Jack White, sempre estremamente critico nei confronti di Trump — come sottofondo per un altro video a tema militare.

Il fatto che la scelta ricada sistematicamente su brani di artisti apertamente ostili all’amministrazione ha alimentato l’ipotesi che si tratti di una linea editoriale deliberata dei social media della Casa Bianca, più che di semplici scelte estemporanee legate alla popolarità del brano in un dato momento. In nessuno dei casi citati risulta che sia stata richiesta un’autorizzazione preventiva agli artisti coinvolti.

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Cosa succede dopo la polemica

L’esito pratico di queste polemiche, finora, è stato sempre lo stesso: nessuna scusa pubblica da parte dell’amministrazione, seguita in alcuni casi dalla rimozione silenziosa del brano contestato.

Il video con “Juno” di Sabrina Carpenter, ad esempio, è stato cancellato dall’account della Casa Bianca solo dopo giorni di pressione mediatica, mentre la clip del Dipartimento della Sicurezza Interna con “All-American Bitch” di Olivia Rodrigo è rimasta online ma privata della colonna sonora originale. Anche i MGMT, dopo l’uso non autorizzato di “Little Dark Age” in un video sulle proteste contro l’ICE, hanno ottenuto la rimozione della traccia audio pur restando pubblicato il filmato.

Il caso di Kenny Loggins, che risale allo scorso ottobre, aveva già mostrato lo stesso schema in occasione delle proteste No Kings: la richiesta di rimozione immediata del cantante non ha impedito la diffusione capillare del video nelle ore successive alla pubblicazione.

A guardare in sequenza questi episodi, colpisce non tanto la scelta dei brani quanto la loro funzione: usare la musica di artiste che si sono già esposte contro l’amministrazione sembra pensato apposta per generare la polemica successiva, non per evitarla. È una forma di comunicazione che si nutre dello scontro con l’industria culturale, dove la protesta della popstar diventa essa stessa parte della narrazione politica, amplificando la visibilità del contenuto originale invece di danneggiarlo. Difficile pensare che, arrivati al quinto o sesto episodio dello stesso tipo, la Casa Bianca non ne sia perfettamente consapevole.

Katy Perry ha da poco lasciato il nostro paese dopo la trionale esibizione di Lucca e prosegue il suo lungo tour europeo, ormai quasi giunto alla sua conclusione. Sui social proprio in questi giorni sta promuovendo il suo singolo”Watch it Burn” nel quale recentemente ha coinvolto il suo nuovo fidanzato, l’ex premier canadese Trudeau.

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