Deep Purple e Ritchie Blackmore, incredibilmente insieme – Trentatré anni. Tanto è durato il silenzio tra Ritchie Blackmore e i Deep Purple. Poi, mercoledì 12 agosto 2026, quando gli accordi inconfondibili di “Smoke on the Water” hanno risuonato al Northwell at Jones Beach Theater di Wantagh, New York, sul palco c’era anche Blackmore, l’uomo che quegli accordi li aveva scritti.
A 81 anni, il cofondatore dei Deep Purple è tornato sul palco della band per la prima volta dall’ultimo concerto insieme, risalente al novembre 1993 a Helsinki. Un ritorno che nessuno si aspettava davvero e la cui notizia ha fatto il giro del mondo.
Deep Purple, una band da 100 milioni di dischi
Per capire il peso di quello che è successo a Jones Beach, bisogna partire da dove tutto ha avuto inizio. I Deep Purple nascono nel 1968 a Hertford, Inghilterra. Blackmore è tra i fondatori, insieme a Jon Lord, scomparso alcuni anni fa, Ian Paice, Rod Evans e Nick Simper. Nel giro di pochi anni, la band diventa una delle più influenti della storia del rock: insieme a Led Zeppelin e Black Sabbath, viene spesso citata come uno dei pilastri fondanti dell’hard rock e del metal.
Nel corso della loro carriera, i Deep Purple hanno venduto oltre 100 milioni di dischi in tutto il mondo. Album come Machine Head (1972)—quello che contiene “Smoke on the Water”—Perfect Strangers (1984) e Burn (1974) sono pietre miliari che ancora oggi fanno parte dei programmi di ogni chitarrista che si rispetti. Nel 2016, dopo decenni di candidature, la band è entrata nella Rock and Roll Hall of Fame. Un riconoscimento tardivo, ma doveroso.
Ritchie Blackmore è il filo conduttore di tutto questo. Il suo stile—veloce, tecnico, intriso di influenze classiche ma anche blues ha segnato un’intera generazione di chitarristi e continua a influenzarne di nuove.
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L’addio burrascoso del 1993: com’era andata a finire
Blackmore lasciò i Deep Purple nel novembre 1993 in modo tutt’altro che sereno. Le tensioni con Ian Gillan erano croniche, risalenti addirittura agli anni Settanta, e avevano già portato a un primo addio del chitarrista nel 1975. Allora, Blackmore aveva lasciato la band per fondare i Rainbow—un progetto in cui poteva esplorare sonorità più elaborate, a metà tra hard rock quelle influenze neo-classiche cui era legatissimo. Blackmore non ha mai fatto mistero di amare i grandi della musica classica: Liszt, Mozart, Paganini. Con i Rainbow aveva pubblicato album fondamentali come Rising (1976) e Long Live Rock ‘n’ Roll (1978), prima di tornare nei Deep Purple nel 1984 per la cosiddetta “Mark II reunion” che aveva partorito Perfect Stranger, uno degli album più importanti nella storia della band.
Ma anche questo secondo capitolo con la band non fu privo di attriti. La convivenza con Gillan rimase difficile, segnata da scontri pubblici e privati su tutto: la direzione musicale, la gestione del gruppo, i rapporti personali. La situazione degenerò lentamente, fino alla rottura definitiva di Helsinki nel 1993. Dopo quell’ultimo show, Blackmore fondò i Blackmore’s Night insieme alla compagna Candice Night, abbandonando il rock duro per abbracciare sonorità medievali e rinascimentali—un cambio di rotta che sorprese molti fan e segnò simbolicamente la fine di un’era.
La reunion che nessuno credeva possibile
Negli anni successivi, le possibilità di rivedere Blackmore con i Deep Purple sembravano essersi ridotte a zero, se non al di sotto. Le interviste rilasciate da entrambe le parti alimentavano regolarmente la cronaca rock con nuove frecciate. Gillan aveva definito l’idea di una reunion con Blackmore un potenziale “circus”—un circo, qualcosa di caotico e ingestibile. Blackmore, dal canto suo, non aveva mai lesinato commenti graffianti sulla direzione presa dai Purple dopo la sua uscita né sul carattere del cantante.
Le major e i fan speravano da anni in un riavvicinamento. Il valore commerciale di una reunion ufficiale sarebbe stato enorme: concerti sold out in poche ore, una campagna promozionale da capogiro, probabilmente un album nuovo. Ma ogni volta che il tema veniva sollevato in un’intervista, la risposta era la stessa: troppo distanti, troppo orgogliosi, troppo feriti e soprattutto troppi anni di lite.
Il fatto che il primo passo lo abbia fatto proprio Blackmore—e che lo abbia fatto con uin banalissimo messaggio Instagram, quasi a voler bruciare i ponti dietro di sé prima di poter cambiare idea, è forse la cosa più sorprendente di tutta questa storia.
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Come è avvenuto il contatto: Blackmore scrive a Gillan
Secondo quanto riportato da uno dei biografi ufficiali della band, presente alla grande reunion, sarebbe stato Blackmore a rompere il ghiaccio. Durante una chat in Instagram Live, il chitarrista ha rivelato di aver mandato un messaggio a Gillan—in Portogallo, dove il cantante vive attualmente—chiedendogli se potesse salire sul palco per un encore, una sola canzone, senza invadere la scena.
Le sue stesse parole trascritte dal live parlano chiaro: “Ho mandato il mio piccione A.I. a Ian Gillan in Portogallo. Gli ho detto: come la vedi se salgo per un encore? Solo una canzone. Non voglio disturbare. Senza pressioni—solo per i vecchi tempi. Ho 81 anni.”
Gillan ha risposto positivamente, ha sentito il resto della band, e la risposta è stata un via libera unanime. I dettagli della trattativa vera e propria non sono stati resi pubblici, ma il risultato parla da solo.
Jones Beach, 12 agosto 2026: “Smoke on the Water” con Blackmore sul palco
Al Jones Beach Theater—una venue da 15.000 posti affacciata sull’Atlantico, a breve distanza da Long Island dove Blackmore vive—il pubblico ha assistito a qualcosa che non si vedeva da più di tre decenni. La canzone scelta per suggellare il ritorno è stata ovviamente l’inno ufficiale dei fan dei Deep Purple “Smoke on the Water”: la più iconica del catalogo della band che milioni di chitarristi hanno imparato come primo riff in vita loro, costruita su quattro note che chiunque riconosce al primo accordo.
Prima di introdurre Blackmore, Gillan ha raccontato al pubblico la storia del contatto, del messaggio, del sì. Poi le parole che resteranno: “È stato un assoluto piacere riavere sul palco il membro fondatore, la grande leggenda, l’immortale… Ritchie Blackmore!”
Blackmore ha 81 anni. Gillan ne ha quasi altrettanti. Eppure, eccoli lì, di nuovo insieme.
La gente inizialmente pensava a uno scherzo: urla di giubilo e di entusiasmo. Crepitio di flash: e molta emozione.
Le reazioni: Gillan e Candice Night
Anche Candice Night—compagna di Blackmore e voce dei Blackmore’s Night—ha condiviso la sua reazione sui social, pubblicando una foto dei sei musicisti riuniti backstage con una didascalia semplice e diretta: “Questo scalda il cuore.” Poche parole, ma sufficienti a capire quanto il momento fosse carico di significato anche al di là del palco.
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Deep Purple, il tour Splat! 2026: le prossime date in Nord America e in Europa
Il contesto di questo ritorno è il tour Splat! 2026 dei Deep Purple, che sta attraversando il Nord America in questa fase e che prevede successive date in Europa a partire da fine settembre. Il tour tocca città in tutto il mondo, dall’Italia—con una data a Milano all’Unipol Forum il 17 ottobre—fino a Londra, Berlino, Parigi e Stoccolma.
Al momento non sono state annunciate ulteriori apparizioni di Blackmore con la band, ma dopo quello che è successo a Jones Beach, escludere qualsiasi cosa sembra un errore.
Il video dell’esibizione di Blackmore con i Deep Purple ripreso da un fan
Holy Smokes!!! Richie Blackmore joins Deep Purple on stage! A long 33 years in the making! #Jonesbeach #Deeppurple #Richieblackmore pic.twitter.com/dJgRurn9ba
— Joey Petroni (@JoeyPetroni) August 13, 2026

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