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Fusione Paramount-Warner Bros. Discovery: respinto il ricorso degli abbonati, la decisione sulla causa dei 12 Stati entro il 22 luglio

La maxi fusione da 111 miliardi di dollari tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery affronta un doppio fronte giudiziario: un tribunale federale ha respinto il ricorso di alcuni abbonati Paramount+ che lamentavano rincari e riduzione dell'offerta, mentre resta aperta la causa promossa da una coalizione di 12 Stati guidata dal procuratore generale della California Rob Bonta, che chiede di sospendere temporaneamente l'operazione. La giudice Araceli Martínez-Olguín ha promesso una decisione entro il 22 luglio. Cosa cambia per il futuro di canali come HBO Max, Discovery+ e per l'offerta streaming e via cavo in vista della chiusura dell'operazione.

Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery, il progetto di fusione da 111 miliardi di dollari continua a fare discutere.

La settimana si è chiusa con una serie di contestazioni giudiziarie che ha portato a esiti contraddittori e nuove udienze già fissate fin dai prossimi giorni.

Giovedì scorso un tribunale federale ha respinto la richiesta avanzata da alcuni abbonati a Paramount+, mentre venerdì è stato esaminato il tentativo di una coalizione di 12 Stati americani di sospendere temporaneamente l’operazione, con una decisione attesa entro mercoledì 22 luglio.

Il ricorso degli abbonati Paramount+ respinto

La giudice Araceli Martínez-Olguín ha negato l’ingiunzione preliminare richiesta da un gruppo di abbonati a Paramount+, che avevano citato in giudizio la società ad aprile sostenendo di aver già subito aumenti di prezzo e di rischiare una riduzione delle opzioni disponibili una volta completata la fusione con Warner Bros. Discovery. Secondo la magistrata, i ricorrenti non hanno presentato elementi probatori sufficienti a sostegno della domanda, e restano dubbi anche sulla loro legittimazione a promuovere contestazioni di natura antitrust.

Paramount, rappresentata dall’avvocato Jeffrey Kessler, ha inoltre sottolineato che il legale dei ricorrenti, Joseph Alioto, aveva già promosso diverse azioni simili contro altre grandi fusioni senza mai ottenere provvedimenti cautelari. Alioto ha replicato rivendicando il ruolo delle cause promosse da privati cittadini nei casi in cui le autorità federali scelgono di non intervenire. La giudice dovrà ora pronunciarsi anche sulla richiesta di Paramount di archiviare definitivamente il procedimento.

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La causa dei 12 Stati guidata da Rob Bonta

Ben più rilevante per il futuro immediato dell’accordo è la causa promossa da una coalizione di 12 Stati americani guidata dal procuratore generale della California Rob Bonta, depositata lunedì presso il tribunale federale del Distretto Nord della California.

Nonostante la fusione abbia già ottenuto il via libera dalle autorità antitrust federali statunitensi, gli Stati sostengono che l’operazione possa ridurre sensibilmente la concorrenza nella distribuzione cinematografica e nel mercato dei canali via cavo, violando la Section 7 del Clayton Act, la norma che vieta le fusioni in grado di ridurre sostanzialmente la concorrenza o creare un monopolio.

Secondo quanto sostenuto dagli Stati, il nuovo gruppo arriverebbe a controllare circa il 27% del box office complessivo e oltre il 30% dei blockbuster destinati alla distribuzione nelle sale, oltre a più di un quarto di tutti i canali via cavo generalisti per fatturato, un ventaglio che comprende marchi come MTV, Nickelodeon, TNT e Cartoon Network. Una concentrazione che, secondo la coalizione di Stati, porterebbe a prezzi più alti e a una qualità inferiore dei contenuti offerti a sale cinematografiche, distributori via cavo e, in ultima analisi, al pubblico.

Le argomentazioni di Paramount in tribunale

Paramount ha definito il ricorso degli Stati ‘una delle contestazioni a una fusione più deboli nella storia moderna dell’antitrust’. Durante l’udienza di 80 minuti tenutasi a Oakland, l’avvocato Jeffrey Kessler ha sostenuto che le cifre presentate dagli Stati sarebbero fuorvianti, poiché non terrebbero conto dell’impatto di distributori come Amazon MGM né di successi imprevisti come il film ‘Obsession’, costato circa un milione di dollari e capace di incassarne oltre 450 al box office nel 2026.

Kessler ha citato anche il caso di ‘F1’, altro grande successo distribuito da Warner Bros. pur non provenendo da uno dei cinque major studio tradizionali, a dimostrazione della rapidità con cui la concorrenza può riorganizzarsi anche di fronte a un mercato in consolidamento.

Sul fronte televisivo, Paramount sostiene che i propri canali e quelli di Warner Bros. Discovery siano complementari e non sostitutivi tra loro, e richiama il costante calo degli abbonamenti alla pay tv tradizionale, un fenomeno che starebbe già riducendo progressivamente il potere contrattuale di tutti i proprietari di reti via cavo, a prescindere dalla fusione. Di parere opposto l’avvocato della coalizione di Stati, James Weingarten, secondo cui la crescita dello streaming non cambia la logica di mercato per le sale cinematografiche, che restano legate ai grandi blockbuster e non possono sostituirli con contenuti da piattaforma.

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David Ellison, CEO di Paramount
David Ellison, CEO di Paramount che è al vertice della maxi funsione con Warner Bros-Discovery – Credits Paramount Off (SOM)

Il via libera del DOJ e il contesto Ellison

Il Dipartimento di Giustizia americano (DOJ) ha annunciato la scorsa settimana di aver chiuso la propria indagine antitrust sull’operazione, concludendo che la transazione non è suscettibile di danneggiare la concorrenza o i consumatori americani: una revisione durata otto mesi ed estesa a oltre due milioni di documenti, che secondo la divisione antitrust del DOJ potrebbe addirittura rafforzare la concorrenza nel settore dello streaming, della tv tradizionale e della distribuzione cinematografica. Restano tuttavia ferme, come previsto dalla legge, le prerogative indipendenti dei singoli Stati in materia antitrust.

David Ellison, figlio del co-fondatore di Oracle Larry Ellison, ha assunto il controllo di Paramount lo scorso anno al termine della fusione da 8 miliardi di dollari tra Skydance Media e Paramount Global. L’acquisizione di Warner Bros. Discovery renderebbe il giovane Ellison una delle figure più potenti dell’intera Hollywood, con un portafoglio che unirebbe due grandi studios cinematografici storici e un’ampia dotazione di canali via cavo generalisti.

Cosa succede ora

La giudice Martínez-Olguín ha promesso una decisione sulla richiesta di sospensione temporanea (TRO) entro mercoledì 22 luglio, data che coincide non a caso con il momento in cui l’Unione Europea dovrebbe pronunciarsi sulla medesima operazione in sede comunitaria. Paramount, dal canto suo, spinge per chiudere la transazione il prima possibile per evitare il pagamento di una penale di 7 milioni di dollari al giorno concordata con Warner Bros.

Discovery in caso di mancata chiusura entro il 30 settembre, ma si è comunque dichiarata disposta a impegnarsi a non chiudere l’operazione per 28 giorni, in attesa di un giudizio più approfondito sull’ingiunzione preliminare richiesta dagli Stati.

Per gli utenti italiani, che seguono i contenuti dei due gruppi soprattutto attraverso piattaforme come HBO Max, Discovery+ e la rete satellitare e via cavo, l’esito della vicenda giudiziaria statunitense resta comunque un fattore da monitorare nei prossimi mesi: un’eventuale fusione definitiva potrebbe infatti riflettersi, con tempi e modalità ancora da chiarire, anche sull’offerta e sulla struttura dei servizi disponibili nel nostro Paese.

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