HomeTVGerry Scotti, laurea honoris causa all’Insubria: “Comunico ergo sum”

Gerry Scotti, laurea honoris causa all’Insubria: “Comunico ergo sum”

Gerry Scotti ha ricevuto la laurea magistrale honoris causa in Scienze e tecniche della comunicazione dall’Università dell’Insubria. La cerimonia a Varese, la lectio magistralis e il senso di un riconoscimento che premia quasi cinquant’anni di carriera tra radio e tv.

Gerry Scotti, un volto che per anni è stato patrimonio familiare della televisione italiana, testimonial di decine di aziende di successo. Un volto che entra in casa ogni sera senza bisogno di essere annunciato: quasi un amico di famiglia.

Lunedì 15 giugno 2026 l’università gli ha restituito il valore di questa familiarità empatica trasformandola in un titolo accademico: la laurea magistrale honoris causa in Scienze e tecniche della comunicazione, conferita dall’Università degli Studi dell’Insubria nell’Aula Magna del Rettorato di Varese.

Gerry Scotti, laurea honoris causa

Non è stata una cerimonia qualunque. C’era la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, c’era la presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane Laura Ramacciotti, c’erano i vertici Mediaset, ma soprattutto amici, familiari e collaboratori del neo dottore che è stato applaudito da molti degli autori e dei professionisti che con lui condividono l’enorme successo quotidiano de La Ruota della Fortuna.

Ad accoglierlo un protocollo accademico vero, con i saluti istituzionali della rettrice Maria Pierro, la lettura del dispositivo di conferimento da parte della direttrice del Disuit Paola Biavaschi, la laudatio del professor Giulio Facchetti — ordinario di Glottologia e linguistica — e infine la lectio magistralis di Scotti, prima della proclamazione e della consegna del diploma.

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Le motivazioni della laurea di Gerry Scotti

Nell’istanza firmata da Facchetti si legge che Scotti (per tutti Gerry – ma all’anagrafe registrato dai genitori come Virginio), “ha saputo combinare tradizione e innovazione, cultura popolare e linguaggi mediatici complessi, professionalità e spontaneità, imponendosi come figura di riferimento in grado di trasmettere conoscenza, intrattenimento e valori culturali attraverso il mezzo televisivo”.

E ancora, sul rapporto con il pubblico: per la sua capacità di costruire “un legame di fiducia con milioni di spettatori, fondato sull’empatia e su uno stile comunicativo che rifugge dall’enfasi e dall’artificio per privilegiare autenticità, chiarezza e rispetto”. La ministra Bernini, dal suo posto in prima fila, ha sintetizzato il momento con una battuta che restituisce tutta l’ironia della giornata: “Caro, dottor Scotti. Questa volta possiamo dirlo veramente”.

Gerry Scotti, laurea Insubria
Gerry Scotti durante il suo discorso di accettazione della laurea honoris causa in comunicazione – Credits Università dell’Insubria (SOM)

“Comunico ergo sum”

Il cuore della cerimonia, però, è stato il discorso di Scotti. Quasi cinquant’anni di carriera ripercorsi a partire dagli esordi in radio, nel 1976, con il consueto registro ironico e qualche momento di vera commozione. Ha rovesciato Cartesio in una formula tutta sua, “Comunico ergo sum”, e ha raccontato — con quella leggerezza che lo ha sempre reso credibile anche quando scherzava su se stesso — di non saper cucinare e di non avere hobby al di fuori del lavoro, di essere entrato ogni giorno, per decenni, nelle case di milioni di italiani senza che nessuno gli avesse mai chiesto il permesso.

Gerry Scotti ha citato Martin Luther King, Gandhi, Galileo, insistendo sulla forza del proprio pensiero, che per lui ha sempre coinciso con una sola cosa: parlare alla gente. Sono arrivati anche i ricordi più intimi, quelli che spiazzano in una cerimonia così formale — il padre operaio alla tipografia del Corriere della Sera, la madre che gli preparava merende semplici nella periferia milanese — e un aneddoto su Varese che chiude il cerchio con un sorriso: da ragazzo, portato dal padre a vedere i quadri in quarta ginnasio, fu rimandato a settembre con un quattro in greco e in latino, e per “festeggiare” la famiglia andò a mangiare al Sacro Monte.

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Il ricordo di mamma e papà

anni dopo, Scotti l’ha raccontato come si racconta una storia buffa tra amici, non come un aneddoto da curriculum. Una delle dediche d’obbligo di Scotti è stato proprio ai genitori, Mario e Adriana, che sono mancati alcuni anni fa quando erano ancora piuttosto giovani: “So che mio papà sarebbe molto contento, perché non mi ha mai perdonato di avere abbandonato l’università a due esami dalla tesi in giurisprudenza per andare a lavorare in radio. Con gli anni hanno capito che stavo comunque costruendo qualcosa e credo abbiano fatto in tempo ad apprezzare almeno parte della mia carriera professionale. Ma so che la laurea li avrebbe resi orgogliosi, avevano lavorato tanto per consentirmi di studiare…”

Una carriera, non solo una laurea

Quello che l’Insubria ha premiato non è la popolarità in sé, ma un mestiere costruito decennio dopo decennio: oltre quarant’anni tra radio e televisione, uno stile diretto ed empatico capace di parlare a generazioni diverse senza mai perdere credibilità. Non a caso l’ateneo ha scelto di intitolare il riconoscimento a Scienze e tecniche della comunicazione, segnalando che la competenza maturata in tv — quella che spesso viene liquidata come semplice mestiere da conduttore — è un linguaggio degno di essere studiato quanto qualsiasi altro.

Per un personaggio che non si è mai presentato come intellettuale, preferendo sempre la chiarezza alla posa, l’ingresso nel protocollo accademico ha un valore quasi simbolico: la televisione popolare di lungo corso, quella fatta di programmi seguiti da milioni di persone davanti allo schermo, entra ufficialmente nella cultura comunicativa contemporanea. E lo fa nel modo più coerente possibile: con Gerry Scotti che, anche da neo dottore, continua a raccontarsi come ha sempre fatto in tv — con ironia, senza mai prendersi troppo sul serio.

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