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Bonnie Tyler: si è spenta a 75 anni la voce di “Total Eclipse of the Heart”

Bonnie Tyler è morta a 75 anni in Portogallo. La cantante gallese, voce indimenticabile di Total Eclipse of the Heart e It's a Heartache, era ricoverata da mesi. Il ricordo di una voce irripetibile.

Bonnie Tyler è morta. La cantante gallese, voce ruvida e immediatamente riconoscibile di Total Eclipse of the Heart, si è spenta a 75 anni in un ospedale di Faro, in Portogallo, dove era ricoverata da mesi per gravi problemi di salute. La notizia è stata confermata da più fonti internazionali nella mattinata del 9 luglio 2026 e da un agente della cantante che ha chiesto riservatezza e il rispetto della privacy e del dolore dei suoi familiari.

Con lei se ne va una delle interpreti più riconoscibili degli anni Ottanta, una voce graffiata che ha trasformato la fragilità in stile e il graffio del timbro in un marchio assoluto di identità musicale.

Gli ultimi mesi: il ricovero e il peggioramento

La morte è arrivata al culmine di un periodo personale molto difficile. Nel maggio scorso Bonnie Tyler era stata ricoverata d’urgenza per un intervento intestinale, poi aveva attraversato una fase di coma indotto da cui era uscita a giugno in condizioni ancora molto gravi. Nelle settimane successive le notizie dal Portogallo avevano lasciato sperare in un lento miglioramento, ma il decesso è arrivato questa mattina, nella stessa città di Faro dove l’artista era rimasta in cura.

Il Portogallo non era una destinazione casuale per Bonnie Tyler: l’artista aveva una casa ad Albufeira, nella regione dell’Algarve, dove trascorreva lunghi periodi lontano dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti dove era popolarissima: i suoi tour erano estremamente frequenti… “l’unica dimensione che mi riconosco è quella del palco” aveva dichiarato in una delle sue ultime interviste ufficiali. Ma appena gli impegni glielo consentivano tornava nella sua grande casa in Algarve… “dove mi piace passeggiare, dare un’occhiata al mio frutteto ed ospitare tutti gli amici che mi vogliono venire a trovare”.

Bonnie Tyler, la voce inconfondibile di Gaynor Hopkins

Era nata a Swansea, in Galles, il 8 giugno 1951: il suo vero nome era Gaynor Hopkins ma fin dall’inizio della sua carriera aveva adottato il nome d’arte di Bonnie Tyler già negli anni Settanta: “Suonava bene” aveva spiegato. La sua famiglia era estremamente popolare: “Niente lezioni di canto per me, avrei dovuto fare la cameriera, l’infermiera nella migliore delle ipotesi l’impiegata. I miei genitori non mi hanno mai dissuaso dalla mia passione: ma erano appassionati di musica anche loro. Io e i miei fratelli avevamo sempre qualche disco in mano: Presley, Sinatra, Beatles, Kinks e Rolling Stones. Quando mio padre mi vide sul palco mi disse solo ‘brava, ma cerca sempre di farti pagare il giusto’…”

La sua ascesa internazionale è stata rapida e travolgente, costruita su una caratteristica fisica che avrebbe potuto essere un ostacolo e invece è diventata la sua firma: la voce. Un timbro rauco, graffiato, quasi spezzato — il risultato di un’operazione alle corde vocali nel 1976 che anziché danneggiarla ha trasformato il suo suono in qualcosa di unico, irripetibile, impossibile da imitare davvero. Una voce soul straordinaria che molto spesso amava prestare al blues, al gospel e al rock.

La genesi di Bonnie Tyler

Bonnie Tyler non è stata solo una cantante di enorme successo commerciale. A dispetto delle sue misure estremamente minute, era alta poco meno di 1,60, sul palco era in grado di giganteggiare anche con la sua presenza scenica sempre molto espressiva ed evocativa.

La sua era una delle poche voci pop-rock davvero inconfondibili della sua generazione, capace di trasmettere insieme fragilità e potenza, dolore e forza, senza mai scivolare nel sentimentalismo facile. La sua presenza scenica era quella di una donna che non cercava di essere elegante nel senso convenzionale: puntava sulla verità del suono, e quella verità arrivava. Viene considerata una delle voci femminili più assolute di tutti i tempi… “il suo era un marchio di fabbrica, inconfondibile” aveva detto di lei Tina Turner, sua grande ammiratrice quando spiegò come e perché chiese di incidere The Best, il singolo portato al successo dalla Tyler che con lei divenne una hit da numero #1 assoluto.

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Total Eclipse of the Heart e It’s a Heartache: i classici eterni

Ma sono molti altri i brani che bastano da soli a giustificare un posto nella storia del pop mondiale. Il primo è It’s a Heartache, uscito nel 1977: un pezzo country-rock che in pochi mesi scala le classifiche britanniche e americane, anticipando una carriera internazionale che sembrava già scritta. La canzone mostra subito cosa sa fare quella voce: raccontare la perdita senza pietà, senza consolazione, con una potenza emotiva che non invecchia.

Il secondo è Total Eclipse of the Heart, uscito nel 1983 e scritto da Jim Steinman — altrimenti noto come Meat Loaf. È proprio questo il momento in cui Bonnie Tyler diventa una star planetaria: la canzone arriva al numero uno in decine di paesi, rimane nelle classifiche britanniche per mesi, diventa una delle power ballad più riconoscibili dell’intera decade. Il video, con la sua estetica gotica e surreale, è entrato nell’immaginario visivo degli anni Ottanta tanto quanto la canzone in quello sonoro. Il brano entra ancora oggi in decine di colonne sonore di successo: anche in Italia scelto da Fausto Brizzi per la colonna sonora di Forever Young.

Ancora oggi, a qualsiasi latitudine, bastano le prime quattro note per riconoscerla.

A questi pilastri si aggiungono Holding Out for a Hero — dall’album Secret Dreams and Forbidden Fire del 1986, colonna sonora del film Footloose — e una serie di altri brani che hanno mantenuto la sua presenza nelle radio di tutto il mondo per oltre quarant’anni.

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Bonnie Tyler
Una foto di scena di Bonnie Tyler risalente al periodo di Holding out for a Hero – Credits Ufficio Stampa (SOM)

L’eredità di Bonnie Tyler

Bonnie Tyler è stata una di quelle voci che non si ascoltano soltanto: si riconoscono al primo secondo. Non serviva il nome in sovraimpressione, non serviva il contesto: bastava quella prima nota graffiata per sapere chi stava cantando. È un privilegio rarissimo nella musica pop, e lei lo aveva in modo assoluto. Era sposata da oltre cinquant’anni con Robert Sullivan, atleta con un passato da olimpico e da professionista nel judo. Era lui a occuparsi delle numerose proprietà di famiglia, in Gran Bretagna, California e Nuova Zelanda.  Bonnie Tyler non ha mai avuto figli.

Il suo ultimo show allo Sheperd’s Bush Empire di Londra, il 19 marzo scorso poco prima di sentirsi male. Una quindicina di canzoni in un’ora e mezzo di show sold out, arricchita da alcune cover straordinarie tra le quali Have You Ever Seen the Rain dei Creedence Clearwater Revival con la quale spesso apriva i suoi show.

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