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ZZ Top, è morto il batterista Frank Beard: aveva 77 anni

È morto a 77 anni Frank Beard, storico batterista degli ZZ Top. Con Billy Gibbons e Dusty Hill aveva attraversato oltre mezzo secolo di rock.

ZZ Top, Frank Beard  a 77 anni – Per oltre mezzo secolo era stato l’uomo seduto dietro Billy Gibbons e Dusty Hill, quello che non aveva bisogno di stare al centro della scena perché agli ZZ Top bastava il suo battito per essere immediatamente riconoscibili.

Fin dalle sue prime uscite live era stato soprannominato “metro in shades”, il metronomo con gli occhiali da sole. Perché il suo stile ritmico era quello di chi non sbaglia un tempo e cammina come una locomotiva, pur con il vezzo di indossare sempre lenti scure anche per via di una notevole miopia.

ZZ Top, chi era Frank Beard

Frank Beard, storico batterista della band texana, è morto martedì 18 agosto nel suo ranch di Richmond, in Texas, dove si trovava in hospice care assistito in casa da personale specializzato, familiari e amici. Stava male da tempo. La band si era esibita fino a quando per lui le condizioni erano tali da non riuscire più a stare dietro i tamburi e stavolta Gibbons di andare avanti senza di lui non se l’è sentita.

A dare l’annuncio è stato proprio lui, voce e chitarra della band, ultimo componente rimasto della formazione originale che aveva trasformato tre musicisti texani in una delle immagini più riconoscibili della storia del rock. Beard aveva 77 anni.

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Billy Gibbons: “Il suo backbeat è stato fondamentale”

“Oggi Elwood e io abbiamo perso un grande amico e collaboratore e il mondo ha perso uno dei batteristi più naturalmente innovativi e un grande, autentico figlio del Texas”, ha scritto Billy Gibbons sui social citando il bassista Elwood Francis, backliner e storico collaboratore della band per una vita, che aveva preso il posto di Dusty Hill cinque anni fa.

Le parole con cui Billy Gibbons ha salutato Beard sono risgnificative perché ricordano soprattutto il tratto musicale fondamentale della band, quel backbeat che per decenni aveva sostenuto il suono degli ZZ Top.

Gibbons ha inoltre confermato che la band “continuerà nonostante tutto”, come Beard stesso avrebbe voluto.

Dopo la morte di Dusty Hill nel 2021, con Elwood Francis, la band era clamorosamente tornata sul palco a pochi giorni dalla morte di uno dei suoi padri fondatori: cosa che aveva provocato anche qualche risentimento nei fan storici. Ma Gibbons, oggi unico superstite dello storico trio, era stato chiaro: “I patti tra di noi erano chiari, saremmo andati avanti sempre e comunque e la stessa cosa valeva se fossi mancato io”.

ZZ Top
Una foto promozionale della band risalente al periodo d’oro

Frank Beard, l’unico degli ZZ Top senza barba

C’è un dettaglio che accompagna da sempre qualsiasi racconto sugli ZZ Top e che sembra inventato apposta. Frank Beard – “beard” significa barba – era l’unico componente degli ZZ Top a non avere la celeberrima barba. Billy Gibbons e Dusty Hill avevano trasformato le loro lunghissime barbe in un marchio visivo universalmente riconoscibile. Beard si era invece generalmente limitato a lunghi e curatissimi baffi. Una delle più divertenti contraddizioni nella storia dell’iconografia rock.

Le barbe, peraltro, non erano state costruite a tavolino da qualche geniale ufficio marketing. A metà degli anni Settanta il gruppo si prese una lunga pausa. Quando Gibbons e Hill si ritrovarono dopo anni trascorsi lontani l’uno dall’altro, scoprirono che entrambi avevano semplicemente smesso di radersi. E quel look rimase per diventare insieme agli occhiali scuri, alle automobili elaborate e alle chitarre gigantesche multicorde e ricoperte di pelo, parte integrante della leggenda ZZ Top.

Una formazione durata più di mezzo secolo

La vera eccezionalità degli ZZ Top non riguarda però soltanto l’immagine. Billy Gibbons, Dusty Hill e Frank Beard hanno suonato insieme per più di cinquant’anni. Beard aveva conosciuto Gibbons nell’ambiente musicale texano e fu proprio lui a mettere in contatto il chitarrista con Dusty Hill, con il quale aveva già suonato in precedenza. La formazione definitiva degli ZZ Top prese forma già nel 1969.

Da quel momento il trio sarebbe diventato una delle formazioni più stabili della storia del rock. Nessun cambio di componente per decenni, fino alla morte di Hill nel luglio 2021. Nel 2004, quando Keith Richards li introdusse nella Rock & Roll Hall of Fame, sintetizzò perfettamente la loro identità: erano musicisti che conoscevano il blues e sapevano come dargli forma e dignità cosa che gli ZZ Top lo vestirono davvero in tutti i modi possibili.

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Da La Grange a Tush: il Texas diventa rock

La svolta arrivò nel 1973 con Tres Hombres ma poi soprattutto con La Grange. Il brano era costruito intorno a un riff quasi elementare e rendeva omaggio al Chicken Ranch, celebre bordello nei pressi della cittadina texana di La Grange. Dentro quella canzone c’era già quasi tutto: blues, boogie, ironia, sesso, Texas e un groove apparentemente semplicissimo ma difficilissimo da replicare.

Poi arrivarono Tush, Cheap Sunglasses e una reputazione live sempre più imponente. Gli ZZ Top portarono in tour perfino un palco a forma di Texas, serpenti a sonagli – altro marchio distintivo della band – e bovini longhorn. Non erano semplicemente una rock band: stavano costruendo una mitologia. E Frank Beard era il motore che teneva insieme tutto.

Eliminator e la seconda vita degli ZZ Top

La cosa straordinaria è che la loro storia avrebbe potuto tranquillamente fermarsi lì perché si erano costruiti una fama impressionante e macinavano non meno di 250 concerti all’anno.  Invece nel 1983 gli ZZ Top fecero qualcosa che pochissime band nate negli anni Sessanta e Settanta riuscirono a fare: capirono MTV. Con l’album Eliminator incorporarono sintetizzatori, sequencer e drum machine nel loro blues-rock senza perdere completamente la propria identità. Ne uscirono Gimme All Your Lovin’, Sharp Dressed Man e Legs. Brani che si riconoscono al volo e che iniziarono a spaziare tra tv e radio imponendo la loro immagine a tutto tondo. Gli show divennero ancora più grandi, il Giappone li volle per un mese e da lì arrivarono anche in Europa per un tour memorabile.

I loro videoclip diventarono parte della grammatica della neonata MTV: la Ford Eliminator rossa di Billy Gibbons, quella che si vede sfrecciare nel video era proprio quella del cantante, alcune splendide biondone in bikini, le barbe, gli occhiali da sole, il gesto sincronizzato dei musicisti.

Erano immediatamente riconoscibili anche a volume spento. E questa fu probabilmente la loro più grande intuizione commerciale: trasformare una band profondamente radicata nel blues americano in un fenomeno perfetto per l’era del videoclip.

ZZ Top, Frank Beard
Frank Beard, quasi 60 anni batterista per gli ZZ Top, aveva 77 anni – Credits ZZ Top Official (SOM)

Una nuova generazione di fan

Oltre 50 milioni di dischi e una carriera irripetibile Gli ZZ Top hanno venduto oltre 50 milioni di dischi, piazzato sette album nella Top 10 americana e sei singoli al numero uno della classifica Mainstream Rock di Billboard. Hanno ricevuto tre nomination ai Grammy e nel 2004 sono entrati nella Rock & Roll Hall of Fame.

Le loro canzoni sono finite ovunque, dal cinema alle serie televisive: La Grange, Tush, Legs, Sharp Dressed Man e Gimme All Your Lovin’ sono diventate pezzi di cultura popolare prima ancora che semplici brani di catalogo.

Eppure Beard aveva riassunto la propria storia in modo molto più semplice nel documentario del 2019 ZZ Top: That Little Ol’ Band from Texas. In fondo il loro successo era stato avere  trovato le persone con cui era destinato a suonare. Non aveva mai voluto andarsene e non aveva mai voluto essere mandato via né cambiare o fare esperienze diverse al di fuori della band.

È probabilmente la spiegazione migliore di una formazione durata così incredibilmente a lungo.

Gli ultimi problemi di salute I problemi di salute di Frank Beard erano diventati pubblici nel marzo 2025, quando gli ZZ Top avevano annunciato il suo temporaneo ritiro dal tour a causa di problemi a un piede e a una caviglia.

Nelle settimane precedenti alla sua morte le preoccupazioni erano aumentate. La band aveva anche cancellato il concerto previsto il 5 agosto all’Hollywood Bowl a causa delle sue condizioni. Beard lascia la moglie Debbie Meredith e tre figli.

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Prima Dusty Hill, ora Frank Beard

La morte di Dusty Hill nel 2021 aveva già spezzato una delle formazioni più longeve della storia della musica. Hill aveva espresso il desiderio che Elwood Francis prendesse il suo posto e gli ZZ Top erano andati avanti continuando a suonare come se nulla fosse accaduto.

Ora Billy Gibbons dice che accadrà lo stesso dopo Frank Beard che per altro era già stato sostituito da qualche mese da Michael Monahan, altro compagno di lavoro di una vita del gruppo e amico fraterno di Beard. L’ultimo concerto della band si era tenuto a Ridgefield, nello stato di Washington, due giorni fa. E Gibbons aveva ricordato i due compagni, uno scomparso e uno morente senza tradire alcuna emozione: “Frank, keep on playing dude…” aveva detto immediatamente prima di chiudere il set con Legs prima dei bis.

ZZ Top in Italia

La band in Italia era popolarissima anche perché tutte le radio rock li hanno sempre proposti con generosità anche se qui da noi a dispetto di migliaia di concerti avevano suonato live pochissimo: l’ultima volta all’ippodromo del galoppo di San Siro nel 2014, uno show memorabile impreziosito da una cover strepitosa di Foxy Lady di Jimi Hendrix.

Il tour più lungo nel 2010: Roma, Lucca, Vigevano e Piazzola sul Brenta, il primo nel 1994 al Palatrussardi di Milano, 21 canzoni una dietro l’altra sferrate all’impazzata in un’ora e quaranta minuti di show.

Dunque andranno avanti. La band ha cancellato solo la data di oggi a Colorado Springs. Ma quella di venerdì a casa loro, in Texas, a Eagle Pass, andrà regolarmente in scena. Confermato anche il tour imminente in Messico e Sud America: Brasile, Cile, Argentina. Tutto perfettamente coerente con la filosofia di un gruppo che ha costruito la propria identità sulla continuità: “the band is going to keep on keeping on”, ha spiegato Gibbons.

Ma inevitabilmente qualcosa è finito. Dei tre uomini che nel 1969 cominciarono a trasformare blues, boogie e ironia texana in un linguaggio universale, ne rimane soltanto uno. E forse la maniera migliore per ricordare Frank Beard è proprio quella suggerita dal suo compagno di una vita: ascoltare cosa succede dietro il riff di La Grange, Tush o Sharp Dressed Man. Lì dentro, per più di mezzo secolo, il cuore degli ZZ Top ha battuto con il tempo di Frank Beard.

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