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Diddy, slitta la scarcerazione: nuova data dopo lo scandalo dei privilegi in prigione

Sean "Diddy" Combs resterà in carcere più a lungo: l'uscita slitta dal 21 gennaio al 2 marzo 2028. Cosa dicono i dati ufficiali e cosa non è confermato.

Diddy, niente scarcerazione – Sean “Diddy” Combs resterà in carcere più a lungo del previsto. Nei registri del Bureau of Prisons la data di uscita del fondatore della Bad Boy Records è stata posticipata dal 21 gennaio al 2 marzo 2028, con uno slittamento di 41 giorni. Il cambiamento arriva a ridosso delle accuse su presunti trattamenti privilegiati ricevuti dietro le sbarre, ma nessun elemento ufficiale indica che siano la causa del rinvio.

Cosa cambia con la nuova data

L’amministrazione penitenziaria federale non ha fornito spiegazioni sull’aggiornamento. Le date indicate nel database del Bureau of Prisons sono proiezioni, non scadenze definitive: vengono ricalcolate in base alla condotta del detenuto, ai crediti maturati e ai programmi completati, e uno scarto di poche settimane può dipendere da una qualsiasi di queste voci oppure da una semplice correzione amministrativa.

Combs, 56 anni, sta scontando una pena di 50 mesi nel carcere federale di Fort Dix, in New Jersey, ed è in custodia dal settembre 2024, quando fu arrestato. Nel conteggio della pena rientra anche il periodo già trascorso in custodia prima della condanna.

In tutto questo va letto anche il rovescio della notizia. Il 2 marzo 2028 è comunque in anticipo di 67 giorni rispetto alla prima data assegnata dopo la condanna, l’8 maggio 2028: il rinvio, quindi, non cancella del tutto il beneficio accumulato nei mesi precedenti.

Una data che cambia da mesi

Quella di Combs, alias Puff Daddy prima e P.Diddy poi, è una delle scarcerazioni più monitorate della cronaca giudiziaria americana, e le correzioni sono state frequenti. L’8 maggio 2028 è stata la prima data, comparsa dopo la sentenza dell’ottobre 2025.

A novembre è slittata al 4 giugno 2028, in seguito a presunte violazioni del regolamento interno riportate dalla stampa americana: secondo quelle ricostruzioni, avrebbe bevuto alcol prodotto artigianalmente in cella e partecipato a una telefonata a tre non autorizzata. Il suo portavoce ha respinto la prima accusa e ha definito la seconda una chiamata avviata da uno dei suoi avvocati e coperta dal segreto professionale.

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A marzo 2026 la data è stata anticipata al 25 aprile 2028. In quel periodo Combs era stato ammesso al Residential Drug Abuse Program, un percorso di recupero dalle dipendenze che nel sistema federale può ridurre la pena. A giugno la scarcerazione era stata anticipata al 23 febbraio 2028.

A luglio è arrivata una nuova correzione, con un ulteriore anticipazione al 24 gennaio 2028, mentre circolavano le notizie su un presunto alterco con un altro detenuto, con un breve periodo in isolamento. Il Bureau of Prisons ha dichiarato di non voler commentare eventuali questioni disciplinari. Ma ad agosto la data è stata spostata in avanti al 20 febbraio 2028, e solo dopo si è arrivati al 21 gennaio e infine al 2 marzo. Una vera e propria altalena: tuttavia nessuna di queste variazioni è mai stata accompagnata da una motivazione ufficiale.

P. Diddy
P. Diddy, discografico e produttore milionario nei guai da diversi anni – Credits SOM

La condanna e l’appello

Combs è stato giudicato colpevole a luglio 2025 di due capi di imputazione per traffico  finalizzato alla prostituzione, mentre la giuria lo ha assolto dalle accuse più gravi di associazione a delinquere finalizzata al racket e di traffico sessuale. A ottobre 2025 il giudice Arun Subramanian lo ha condannato a 50 mesi di reclusione, a una multa da 500mila dollari e a cinque anni di libertà vigilata dopo l’uscita. L’accusa aveva chiesto una pena complessiva di 11 anni, la difesa il tempo già scontato.

I legali di Combs hanno impugnato sia la condanna sia la pena: nel ricorso, presentato a dicembre, chiedono la liberazione immediata o in alternativa una riduzione della sentenza. La procura si è opposta a febbraio. Sul fronte della clemenza presidenziale, Donald Trump ha riconosciuto che Combs aveva chiesto la grazia ma ha dichiarato di non prenderla in considerazione, e la Casa Bianca ha smentito le indiscrezioni su una valutazione seria del provvedimento.

Il nome di Combs, intanto, resta legato a oltre cento cause civili che contengono accuse simili a quelle del processo penale, un fascicolo che prosegue su un binario separato rispetto alla detenzione. Il tutto mentre il suo considerevole impero commerciale, editoriale e finanziario mostra segni di preoccupante cedimento.

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Le accuse sui privilegi

La notizia dello slittamento si inserisce nel clima creato dalle accuse di trattamenti di favore che Combs avrebbe ottenuto in carcere. Si tratta di segnalazioni non confermate in sede ufficiale e il confronto tra le due cose si ferma alla successione temporale: non esiste alcuna comunicazione del Bureau of Prisons che colleghi il cambio di data a un’indagine sui privilegi dei quali il ricco editore e discografico avrebbe goduto in carcere. In pratica secondo le accuse Diddy avrebbe pagato alcuni compagni di cella in carcere per farsi cucinare il cibo e massaggiare. Cosa che sarebbe diventata oggetto di meme e di satira in diversi programmi di attualità negli States.

Tuttavia si tratta pur sempre di una distinzione che conta. L’amministrazione penitenziaria federale, come in altri casi, rifiuta di discutere procedimenti disciplinari o dettagli sui singoli detenuti, citando motivi di privacy e sicurezza. Ne deriva che ogni ipotesi sulle cause resta, appunto, un’ipotesi: un ricalcolo dei crediti, una sanzione, un errore di registrazione o un fattore che il pubblico non vede.

Per chi segue il caso, il dato verificabile è uno solo: il registro federale oggi riporta il 2 marzo 2028, e potrebbe cambiare ancora.

Cosa succede dopo l’uscita

Una volta scontata la pena, Combs dovrà affrontare altri cinque anni di libertà vigilata stabiliti dalla sentenza. Secondo le indiscrezioni, il suo desiderio sarebbe quello di tornare nella casa di Star Island, a Miami Beach, dove ha posizionato il suo quartier generale che include una software house, una factory di proprietà editoriali e intellettuali e un grande studio di registrazione.

Ma sarà il regime di supervisione a stabilire dove e come potrà vivere una volta fuori.

Fino ad allora, la data resta provvisoria. L’appello, i crediti per la condotta e i programmi in corso a Fort Dix possono ancora spostarla, in un senso o nell’altro.

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