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Boy George & Culture Club a Milano: eleganza pop e soul senza nostalgia al Parco della Musica

Boy George & Culture Club in concerto a Segrate il 9 luglio 2026: la recensione dell'unica data italiana al Parco della Musica di Milano, tra scaletta, ospiti a sorpresa e quarant'anni di carriera.

Boy George & Culture Club, di ritorno a Milano – Legatissimi a Milano e all’Italia, uno dei primi paesi che ha decretato l’immenso successo del loro primo singolo “Do You Really Want to Hurt Me”, i Culture Club sono tornati a Milano per un concerto che si presta benissimo a una lettura positiva, ampia e pienamente in sintonia con il loro status di icone pop internazionali.

Boy George e i Culture Club al Parco della Musica, Milano

In quella che è l’unica tappa italiana del tour, arrivato in città dopo un percorso internazionale molto esteso e ricco di riscontri, con oltre 70 date sold out prima dell’approdo italiano, i Boy George e i Culture Club confermano di non essere un gruppo fermo a contemplare il passato, ma capace di reinventarsi e di proporre una estensione di quelli che sono stati brani che davvero hanno cambiato il pop.

Il concerto si colloca dentro una storia che va ben oltre la dimensione della semplice reunion o del revival. I Culture Club restano infatti uno dei simboli più luminosi e spensierati del pop degli anni Ottanta, ma la loro forza non si esaurisce nella nostalgia: la band, vincitrice di un GRAMMY Award e di numerosi BRIT Awards, ha venduto oltre 150 milioni di dischi nel mondo ed è stata la prima formazione dai tempi dei Beatles ad avere tre singoli in Top 10 negli Stati Uniti a partire da un album di debutto.

Boy George e mamma Dinah

Il loro primo viaggio negli Stati Uniti fu una sorta di kolossal: ospite di David Letterman, all’epoca già in onda con il suo show, Boy George – che aveva 22 anni – si era raccontato senza fronzoli a un’America bacchettona e puritana che forse, anche per questo, adorava i suoi eccessi… “Sì, sono gay, e sono uomo. Mi faccio chiamare Boy George perché credo anche di essere molto mascolino a dispetto da come mi vesto – aveva detto il cantante al giornalista che cercava di stuzzicarlo – e siccome mi piace spiazzare, ma al tempo stesso mi piace anche essere chiaro, ho pensato che mettere quel Boy davanti al mio nome potesse fare chiarezza. Almeno qui in America non mi prendono per Brooke Shields”.

Letterman aveva subito fatto amicizia con George che gli offrì su un piatto d’argento una grande occasione: “La prossima volta vengo qui con mamma, così ti spiegherà lei come sono”.

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Rispettoso della parola data per l’uscita di “Kissing to be Clever” Boy George spedì la mamma, Dinah, sulle poltrone di Letterman e ne uscì un segmento esilarante: “George è sempre stato originale e disinvolto. Ha cominciato a vestirsi in modo particolare intorno ai 14 anni. Una volta si tinse i capelli biondo platino. E lo pregai di rimetterli a posto prima che arrivasse a casa papà. Lo fece: ma due giorni dopo i capelli erano arancioni”.

Se non puoi cambiarli alleati con loro si deve essere detta mamma Dinah: “Un giorno decisi di cambiare strategia: gli regalai degli anfibi con un plateau di 15 centimetri, quasi non riusciva a camminare. La scuola lo espulse. Non li mise più”.

George era il secondo di cinque figli di una famiglia patriarcale arrivata alla Londra operaia dall’Irlanda: oggi ha 65 anni. Mamma Dinah, apprezzata attrice che lasciò l’arte per i suoi figli e che spunta anche nel video di “Do You really want to hurt me” è scomparsa due anni fa: lui e George erano profondamente legati.

Culture Club, il concerto di Milano

Sul palco, accanto a Boy George, hanno suonato i compagni di sempre Mikey Craig (basso) e Roy Hay (chitarra e tastiere), Mancava solo Ron Moss, batterista e percussionista con cui George avrebbe avuto una lunga e sofferta storia proprio nel periodo di boom della band. A lui il cantante avrebbe dedicato Victims.

Affiancati da una band completa di otto elementi i Culture Club hanno attraversato l’intero percorso della band con qualche concessione a cover di alto livello e qualche ‘taglio’. Scaletta aperta da “Church of the Poison Mind” consolidata con “I’m your man” superclassico di George Michael, grandissimo amico e ammiratore di George, che gli chiese personalmente di poter cantare durante il suo ultimo tour una versione deliziosa proprio di “Victims”. A seguire “It’s A Miracle” e “I’ll tumble 4 ya” in una scaletta molto uptempo e da party.

Una delle scelte più interessanti della serata è proprio a reinterpretazione di “Do You Really Want to Hurt Me”, cavallo di battaglia assoluto della band, proposta in una versione lenta e ipnotica in chiave ancora reggae, ispirata alla celebre reinterpretazione che ne fece Sia: una scelta rischiosa quanto vincente, capace di offrire una prospettiva nuova su un classico che il pubblico conosce a memoria. Mancano invece proprio “Victims” e “War”, una delle canzoni che Boy George per sua stessa ammissione ama di meno e che pure è drammaticamente attuale in tema di conflitti.

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Cover e omaggi

Non sono mancate le cover, tra cui omaggi a T. Rex (“Children of Revolution”) e David Bowie (“Let’s Dance”), oltre a una rilettura di “Sympathy for the Devil” dei Rolling Stones inserita nel bis finale. La cover più intrigante è anche la più rischiosa: una versione lancinante di “Purple Rain” di Prince sulla quale molti artisti illustri hanno lasciato le costole. Boy George e la band ne escono brillantemente e con stile. E peccato che per questioni di tempo e di scelte la band abbia tolto dalla scaletta milanese “London Calling” con cui spesso aprono la serata.

La sorpresa Senhit

Il momento più a sorpresa della serata è arrivato sul finale, quando sul palco è salita Senhit, la cantante bolognese con cui Boy George ha condiviso l’esperienza dell’Eurovision Song Contest: insieme hanno duettato su “Superstar”, il brano (ingiustamente, e sottolineiamo ingiustamente) escluso dalla serata finale regalando al pubblico un vero e proprio salto temporale in avanti rispetto al resto della scaletta, prima della chiusura affidata a “Karma Chameleon”, il brano del 1983 che più di ogni altro ha reso i Culture Club un fenomeno globale, con Senhit sul palco a fare da corista.

Ieri e oggi, sempre Boy

Il centro magnetico dello spettacolo resta, come sempre, la figura di Boy George. Il suo carisma, il look immediatamente riconoscibile, la voce soul e la capacità di trasformare ogni brano in un gesto scenico e narrativo insieme sono stati sottolineati anche dalla stampa milanese presente all’evento, che ha evidenziato come il concerto sia riuscito a evitare l’effetto museo, privilegiando invece una relazione diretta e attuale con il pubblico.

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Parco della Musica Segrate
Il palco del Parco della Musica di Segrate – Credits Ufficio Stampa (SOM)

È un bel Parco della Musica

A favorire l’impatto complessivo dello show è stata anche la cornice scelta: il Parco della Musica di Milano, a Segrate, offre uno spazio contemporaneo e funzionale a un live di questo tipo, capace di valorizzare il repertorio più conosciuto della band e di trasformare ogni brano in un momento di partecipazione collettiva.

Una dimensione perfetta per una serata d’estate, con la giusta miscela di leggerezza, eleganza e coinvolgimento del pubblico che, a dispetto di una tribuna forse un po’ troppo lontana – soprattutto se non ci sono schermi – riesce a godersi lo show senza ammazzarsi e in modo piacevolmentre rilassato.

A Milano, Boy George & Culture Club hanno ribadito di essere ancora una macchina perfettamente funzionante di melodie, carisma e immaginario, capace di convertire ogni brano in un momento di partecipazione collettiva. Un live che non ha bisogno di forzature per lasciare il segno, perché poggia su una storia forte e su un’identità scenica che continua a parlare con chiarezza al pubblico di oggi.

Le date al Parco della Musica

Le altre date al Parco della Musica di Segrate con la rassegna che proseguirà fino a settembre.

12 luglio Belle and Sebastian
13 luglio Vulfpeck – Unica data italiana
14 luglio Pixies – Unica data italiana
15 luglio Caparezza
21 luglio I Cani
23 luglio Lorde – Unica data italiana
25 agosto Djo
1 settembre Hollywood Vampires
7 settembre Gemitaiz
8 settembre Negramaro
9 settembre Levante
11 settembre Mannarino

La scaletta di Boiy George & The Culture Club

Church of the Poison Mind / I’m Your Man
Standing Tall in a City of Love
Move Away
It’s a Miracle
I’ll Tumble 4 Ya
Everything I Own (Bread cover)
Letting Things Go
King of Everything (Boy George song)
Purple Rain (Prince cover)
Children of the Revolution (T. Rex cover)
Time (Clock of the Heart)
Do You Really Want to Hurt Me
Eyeliner Voodoo (Boy George song)
Skinhead Stomp
Let’s Dance (David Bowie cover)
Miss Me Blind

BIS
Sympathy for the Devil (The Rolling Stones cover)
Superstar (with Senhit)
Karma Chameleo

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