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Nick Hogan, un anno dopo la morte di Hulk Hogan: “Porto avanti la sua eredità con lo SLAM Sports Bar”

Nick Hogan racconta l’eredità di Hulk Hogan a un anno dalla morte: gli affari di famiglia, il rapporto con la sorella Brooke e il nuovo SLAM Sports Bar.

Hulk Hogan, un anno dopo – A un anno esatto dalla morte di Hulk Hogan, scomparso nel luglio dello scorso anno per un attacco di cuore, il figlio Nick Hogan si racconta in una lunga intervista ripercorrendo i dodici mesi più difficili ma anche più intensi della propria vita: la gestione delle attività di famiglia, il rapporto con la sorella Brooke e il progetto a cui tiene di più in questo momento, lo SLAM Sports Bar che aprirà a pochi passi dal Madison Square Garden di New York.

“Il senso di scopo ci ha portati fin qui”

Interrogato su come ha vissuto questo primo anniversario, Nick Hogan descrive un anno vissuto su due binari paralleli: da un lato il dolore per la perdita del padre, dall’altro il senso di missione nel portarne avanti l’eredità.

Non a caso, ricorda, il primo agosto la Florida ha dedicato a Hulk Hogan una giornata ufficiale per volontà del governatore Ron DeSantis, il “Hulk Hogan Day”: “È stato il lavoro e la dedizione nel continuare la sua eredità a portarci fin qui – racconta Nick –c’è un forte senso di scopo, e anche una direzione precisa nel portare avanti quella eredità.”

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Gli ultimi mesi con Hulk

Tra i ricordi più toccanti dell’intervista c’è quello legato agli ultimi progetti condivisi con il padre. Nick era presente all’ultima conversazione tra Hulk Hogan e Rich Rosen, partner del progetto SLAM: “Mio padre era entusiasta del progetto dello SLAM Sports Bar. Stavamo lavorando a tanti progetti diversi che oggi sto continuando a portare avanti, ma lo SLAM era per lui il più importante, quello in prima linea. Era così emozionato, soprattutto quando siamo andati a New York, ha visitato il locale, ed era lì al secondo piano a guardare il Madison Square Garden, riflettendo.” Un momento che per Nick chiude simbolicamente un cerchio: dal luogo in cui tutto è cominciato per Hulk Hogan, fino a quell’angolo di New York dove oggi la famiglia pianta la propria bandiera.

Rosen conferma la stessa immagine, raccontando l’ultima telefonata con Hulk: “Sembrava in gran forma. Diceva che stava per fare un grande ritorno, di dargli solo un po’ di tempo.” Un ricordo che si lega a una scena descritta anche nel documentario Netflix “Hulk Hogan: Real American”: Hogan fermo davanti al Madison Square Garden, di sera, che osserva in silenzio il luogo dove è nata la Hulkamania. “Il tempo sembra davvero essersi fermato –  Rosen – tassisti, venditori di hot dog, tutti si sono fermati a guardarlo. Hulk Hogan sull’angolo davanti al Garden, un martedì sera qualunque, alle 21:30. È stato paralizzante.”

Dal padre al figlio: una transizione “naturale”

Nick Hogan racconta di essere stato coinvolto in prima persona in tutte le attività imprenditoriali del padre – Real American Beer, Real American Freestyle, negozi e ristoranti – ben prima della sua scomparsa, un elemento che, secondo lui, ha reso la transizione più naturale di quanto si potesse immaginare.

Non senza una certa tensione: “Non la definirei tanto vera e propria pressione, perché è qualcosa che voglio fare e che nessuno mi ha imposto  – spiega – penso che lui avesse la certezza di potersi fidare di me per portare avanti tutto questo.”

Tra i risultati che cita con più orgoglio, la prima edizione di Real American Freestyle, che ha venduto circa 10.000 biglietti alla Rocket Arena di Cleveland, la stessa che ospita i Cleveland Cavaliers.

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Wrestling: “Perché no? Tutto può accadere…”

Nell’intervista, Nick Hogan dedica parole di gratitudine anche alla WWE, definendo il rapporto con l’azienda “fantastico” fin dai giorni immediatamente successivi alla morte del padre.

Cita in particolare gli omaggi ricevuti a WrestleMania di quest’anno, tra cui l’“Immortal Moment” alla Hall of Fame e la sorpresa di una statua dedicata a Hulk Hogan, svelata da Paul Levesque, Triple H, attuale leader della compagnia: “Ero rimasto forte per tutto il weekend di WrestleMania, poi quando Paul è uscito con quella sorpresa mi sono lasciato andare. E ho iniziato a piangere. È stato un momento davvero bellissimo.”

In questo momento Nick Hogan non esclude nemmeno un ritorno a tempo pieno al wrestling, che in passato lo aveva occupato molto nel tentativo di creare una carriera che in realtà non è mai decollata: “Per un lungo periodo non ho avuto alcun interesse e forse non ho avuto nemmeno lo stimolo di essere attento, di tenermi in forma, senza che ci fosse un motivo particolare. Ma le cose da tempo sono cambiate: sto bene e sono motivato. Dunque… perché no? Penso che in questo momento di opportunità tutto possa davvero accadere…”

Nick Hohan e Hulk
Nick Hohan con suo padre Hulk – Hogan Official (SOM)

Lo SLAM Sports Bar, sul modello Planet Hollywood

Il progetto al centro dell’intervista dunque è lo SLAM Sports Bar, un locale a tema wrestling ed entertainment che aprirà a pochi passi dal Madison Square Garden. Rich Rosen lo paragona esplicitamente al modello Planet Hollywood, spiegando che il progetto è stato affidato a I Crave Journey, la società che ha curato anche il design della Sphere di Las Vegas per James Dolan.

Tra gli elementi previsti, statue iperrealistiche a grandezza naturale di Hulk Hogan realizzate dallo scultore Walt Wizard, che ha modellato personalmente mani e volto dell’ex campione. Nick Hogan annuncia che la data di apertura sarà comunicata “nelle prossime settimane”, con una settimana intera di eventi per l’inaugurazione.

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Il rapporto con la sorella Brooke

Interpellato sui rapporti con la sorella Brooke Hogan, che qualche anno fa subito dopo il successo di Hoganm Knows Best tentò una carriera musicale non fortunatissima, Nick Hogan si dice orgoglioso dei suoi progetti recenti, dal lavoro come interior designer alla partecipazione al programma Rock the Block, passando per la nascita dei suoi gemelli dal matrimonio con l’ex giocatore di NHL Steve Oleksy: “Siamo davvero in un bel momento”, racconta, aggiungendo che anche la madre Linda sta bene e che l’intera famiglia si è dimostrata unita nel sostenere le diverse iniziative in corso.

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