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Alberto Sordi, una statua a Villa De Sanctis: “Seduto tra i romani, come era lui”

Lunedì 15 giugno 2026, nel giorno del 106° compleanno di Alberto Sordi, Roma ha inaugurato la sua prima statua a Villa De Sanctis: seduto su una panchina, come l’attore romano è sempre stato per il pubblico. Il racconto della cerimonia, del progetto e del legame con la città.

Alberto Sordi non è stato messo in alto, su un podio o al centro di una piazza: ma seduto tra i romani, quasi a volerli accogliere mettendosi a loro disposizione. Ed è forse il modo più giusto per ricordarlo: non un monumento da guardare da lontano, ma una panchina dove fermarsi, accanto a lui, come si farebbe con un vicino di casa.

Alberto Sordi, un monumento a Villa De Sanctis

Lunedì 15 giugno 2026, nel giorno in cui Albertone avrebbe compiuto 106 anni, Roma gli ha dedicato la sua prima statua. Succede a Villa De Sanctis, nel quadrante della Casilina, davanti alla Casa della Cultura e dello Sport “Silvio Di Francia”: un parco di periferia, non un crocevia del centro storico, cosa che non rappresenta un dettaglio casuale.

Alla cerimonia, fissata per le 11 del mattino e accompagnata dalla banda musicale del Corpo di polizia locale, hanno preso parte il sindaco Roberto Gualtieri, l’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi, l’assessora alla Cultura della Regione Lazio Simona Baldassarre, il presidente del Municipio V Mauro Caliste e i rappresentanti della Fondazione Museo Alberto Sordi.

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Una statua, ma senza piedistallo

L’immagine racconta già tutto: Alberto Sordi seduto al centro di una panchina, sorriso aperto, mano alzata come a salutare chi sta arrivando. Nessuna posa solenne, nessuna distanza da colmare con lo sguardo all’insù. Lo ha detto con chiarezza il sindaco di Roma Gualtieri durante l’inaugurazione: “È una statua a misura di cittadino, come era Sordi, quindi uno si può sedere accanto a lui e farci una chiacchierata e guardarsi negli occhi”. E ancora, con la franchezza di chi pensa che il riconoscimento fosse atteso da tempo: “Era ora, perché davvero Sordi meritava un riconoscimento di questo tipo e questa è una bellissima iniziativa”.

L’opera, in bronzo e a grandezza naturale, porta la firma dello scultore Massimiliano Saccucci ed è stata prodotta dalla Fonderia Domus Dei 1963 in collaborazione con la Fondazione Museo Alberto Sordi. C’è anche una storia dietro il progetto, ed è una storia che vale la pena raccontare. L’iniziativa nasce da un concorso pubblico, “I romani per Alberto Sordi”, aperto ai cittadini romani under 35 con almeno un diploma di scuola superiore, e vinto nel 2024 da due ragazzi del 2005, Andrea D’Amore ed Emiliano Porcelli. Il bando chiedeva loro di immaginare Sordi come ambasciatore di ironia, leggerezza e riflessione sulle debolezze umane: due ventenni che ridisegnano la memoria di un mito del cinema italiano per restituirla, materialmente, alla città.

Villa De Sanctis non è un indirizzo qualunque

C’è un motivo se la statua è finita lì e non altrove. Nel parco di Villa De Sanctis furono girate scene di film che hanno fatto la storia dell’immaginario sordiano, da “Un borghese piccolo piccolo” a “Il medico della mutua”.

Lo ha ricordato durante la cerimonia il presidente della Fondazione Museo Alberto Sordi, Giambattista Faralli, con un aneddoto che vale più di mille descrizioni: “Abbiamo scelto Villa de Sanctis perché qui ha girato diversi film. Quando fu sindaco di Roma per un giorno, volle tenere qui la cena con la quale si concluse quella giornata. Il compito della Fondazione è quello della memoria di Alberto Sordi e di trasmetterla alle nuove generazioni”.

Anche lo scultore Saccucci ha parlato della necessità di tutelare la storicità del cinema italiano che Sordi ha incarnato, e di renderla viva, di nuovo, nello spazio pubblico.

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Alberto Sordi, monumento a Roma
L’inaugurazione del Monumento ad Alberto Sordi, a 106 anni dalla nascita da parte delle istituzioni di Roma – Credits Roma Capitale (SOM)

Il senso di una romanità popolare

C’è qualcosa in più, in questa statua, oltre all’omaggio a un grande attore. Alberto Sordi è stato uno degli interpreti più autentici della romanità nel cinema italiano del Novecento, e collocarlo in un parco di periferia, lontano dai circuiti monumentali del centro, è una scelta che dice molto: la città non lo consegna a un’icona da contemplare, ma lo riporta tra la gente, in mezzo al quotidiano. La statua non sovrasta Roma. Vi si siede dentro, su una panchina di parco, alla portata di chiunque voglia fermarsi a parlarle o a scattare una fotografia al suo fianco.

A 106 anni dalla nascita di Alberto Sordi

E infine c’è la data, che chiude il cerchio meglio di qualsiasi discorso ufficiale. Alberto Sordi nacque a Roma il 15 giugno 1920 e morì nella stessa città il 24 febbraio 2003.

Ai suoi funerali, celebrati il 27 febbraio in piazza San Giovanni in Laterano davanti a circa duecentomila persone, fu Gigi Proietti – scomparso non molto tempo fa – a pronunciare l’orazione funebre, citando un sonetto in romanesco per congedare l’amico e collega. Inaugurare oggi una statua proprio nel giorno del suo compleanno trasforma quel ricordo in una presenza permanente, fatta di bronzo ma capace di restare familiare.

Per Roma, e in particolare per chi vive il Municipio V, Villa De Sanctis ha ora un punto fermo in più: non un simbolo da osservare da lontano, ma un posto dove sedersi, davvero, accanto al grande Albertone.

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